Concita De Gregorio: Mi sa che fuori è primavera - recensione

Mi sa che fuori è primavera di [De Gregorio, Concita]






Forse l'aria di marzo è stata particolarmente influente nella scelta di questo libro; sarà che il mese corrente e il titolo del manoscritto vanno in qualche modo a braccetto; sarà che marzo e la primavera sanno di rinascita e di riscoperta, e di vita.

Innanzitutto si parla di una donna nel ruolo di protagonista - e anche queso elemento ben si lega al contesto sottilmente indicato nel titolo.
Come quasi tutte le donne, Irina ad un certo punto della sua vita si innamora e da questo amore nascono due splendide bambine, e da queste due bambine il rapporto con il compagno va in frantumi. Iniziano i silenzi - quelli che sono peggio degli schiaffi - e iniziano una serie di comportamenti che non sono tanto violenti ma sono piuttosto qualcosa di talmente e finemente messi in atto da lasciar sentire la mano attorno al collo che preme e stringe, e stringe sempre più forte da sentirsi soffocare, fino a vedere la vita che passa. Via, lontana.

E questo è proprio quello che accade a Irina.

Nonostante le sedute di coppia da una psicologa per "parlare senza remore", ad un certo punto solo la separazione civile sembra essere la soluzione più intelligente. Irina allora - come costretta - abbandona la casa e lascia così le sue amate bambine insieme al padre - così orgoglioso e testardo da non voler fare un primo passo di cortesia.
Un uomo tuttavia difficile e maniaco del controllo che lo vede appendere per tutta casa una serie infinita di post-it - se non addirittura interi fogli bianchi - tinti delle parole più fredde e rigide del mondo, in cui si elencano tutte quelle istruzioni che bisogna mantenere e seguire - a suo dire - per il quieto vivere, per assaporare quel giusto ordine un po' blasfemo, per vedere ogni cosa al proprio posto, per agire correttamente. Più che istruzioni sono comandi che Irina deve seguire e a cui deve attenersi; sono comandi che col tempo scatenano un senso di enorme soffocamento e oppressione. Mathias ha l'abitudine di parlare poco, e quel poco che pronuncia, sono parole accartocciate in continue frasi che finiscono per diventare discorsi lunghissimi - un'abitudine che sembra essere unicamente rivolta però a Dolores - la domestica -, una donna sulla sessantina proveniente dalla Spagna, che finisce per diventare una parte importante della famiglia.

Dopo questo lungo periodo di silenzi e di separazioni accade in realtà un evento sconvolgente per la vita di Irina: il marito viene ritrovato suicida sui binari di un treno e, in collegamento a questo, viene fatta la scoperta di un ulteriore evento drammatico: viene rinvenuto un foglio che riporta le ultime parole di Mathias e in cui emerge l'amara verità della scomparsa delle loro due bambine che pare "non abbiano sofferto troppo".

Da qui le indagini su un presunto omicidio legato ad un conseguente atto suicida.

Sono ricerche in realtà condotte male, che non vedono un grande interesse e impegno da parte delle autorità, tanto che nel giro di poco tempo - non trovando prove a sufficienza che testimoniassero un possibile segno di vita delle due gemelline - viene tutto messo a tacere, archiviato, annullato, messo via.

Per sempre.

Come se la vita delle persone fosse un oggetto da riporre in un cassetto che poi viene dimenticato e lasciato lì per anni a discapito della nostra memoria; e magari ritrovato col senno di poi durante i più assurdi momenti dell'esistenza. I più improbabili. I più.

Metaforicamente accade proprio questo a Irina. Dopo aver vissuto un enorme trauma - anzi doppio - ripone in qualche strano cassetto della mente e del cuore questo gigante bagaglio di emozioni; e lo soffoca, lo stringe più che può senza mai però ucciderlo, facendolo così riaffiorare poco alla volta senza creare ulteriori danni.

Anche perchè come lei stessa ammette non esiste felicità senza tristezza, non esiste gioia senza dolore, non esiste un opposto senza l'altro. Perciò per riuscire a condurre DI NUOVO una vita normale decide di agire in questo modo: compie un passo in avanti mantenendo però anche un passo indietro, vive tanto il presente senza dimenticare il passato.

Così allora si riesce a capire quel titolo un po' strano del libro; quel mi sa che è ancora primavera diventa infatti una profonda convinzione che gli ostacoli della vita non sono nient'altro che un espediente per una ricerca continua di felicità appagante e stimolante; che forse senza quel o quei dolori e sofferenze noi non avremmo mai potuto conoscere il vero significato della gioia, di quella vera gioia che riscalda il cuore proprio come se fosse la prima volta, come se fossi appena nato.

Esatto, proprio come appena nato.

A pieni polmoni piangiamo disperati e ci sentiamo immersi in un mondo nuovo che forse non ci appartiene, ma urliamo tuttavia consapevoli di possedere quella felicità e quel senso di appagamento per il semplice fatto di essere lì, vivi - come se stessimo respirando aria di primavera.

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Il libro è ispirato ad una storia vera perciò onora tutte quelle vittime scomparse nel nulla di cui ancora oggi non si conoscono tracce. Voglio sottolineare e ribadire ciò che viene riportato nell'ultima pagina:

"Concita e Irina sarebbero felici se questo libro riuscisse a sostenere e a far camminare a lungo il lavoro prezioso di Missing Children Switzerland"



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Perciò facciamo la differenza, compriamo questo libro perchè alcune volte, come in questo caso, un libro può salvare una vita!

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